Lessico cristiano:Aleifo ossia ungere

Aleifo ossia ungere

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I LXX rendono con aleifein tre termini ebraici: a) suk, ungere Rut 3,3; b) tuah, spalmare , intonacare Ez. 13,10 ss; c) masah  Gen 31,13 versare olio. Bisogna tuttavia notare che a proposito dell’unzione dei figli di Aronne, come pure in altri casi, masah è tradotto abitualmente con xrio, un verbo che è stato piegato dell’unione ad esprimere l’idea dell’unzione in un contesto religioso e teologico.

Ciò trova conferma sin dalla prima lettura del N.T. , che usa aleifein  quando si tratta di un’unzione materiale, mentre criein vi assume “solo il senso traslato di unzione ad opera di Dio”. Ciascuna di queste due azioni, così descritte dall’esterno, ha poi un diverso significato considerata che sia dall’interno.

  1. Mt 6,17 si riferisce all’unzione fatta per tonificare il corpo, che secondo la costumanza giudaica – è espressione di gioiosa letizia (cfr LXX in Iudith 16,7; 2 Bas 14,2). Ma, mentre il giudaismo proprio per questo non riusciva proprio per questo non riusciva ad associare l’idea di unzione a quella di digiuno, Gesù al contrario vuole che il sacrificio unito al digiuno rimanga così occulto , che agli altri e a quello e a quello stesso che lo pratica appaia come qualcosa di giocondo.
  2. In Mt 26,7 ; Lc 7,38; Io 11,2; 12,3 l’unzione appare come segno di omaggio reso a un ospite , secondo l’usanza giudaica. Il primo dei passi citati la presenta come un gesto profetico in quanto la donna, ungendo il capo di Gesù (v. 7) gli ha reso onore in un senso più profondo, poiché il gesto è diretto a quel corpo (v. 12) che stava ormai per entrare nella tomba. In tal modo la significazione di rispetto diviene l’unzione anticipata di Gesù morto in croce. Mc 16,1 parla dellunzione del cadavere.
  3. L’unzione degli infermi

Per comprendere i due passi di Mc 6,13 e Iac 5,14 è necessario aver presente il significato che ellenismo e giudaismo attribuivano all’unzione fatta su qualcuno per ottenergli la salute. L’olio a) è usato come medicina per lenire e curare svariate malattie: Ios Bell, I 657 = Ant. 17,172; Philo  Somn II 58; Is 1,6. Negli scritti rabbinici si trova che l’olio è usato come rimedio contro lombaggini, eruzioni cutanee, cefalee, ferite, ecc. b) l’olio è inoltre un rimedio magico-medico e in particolare un rimedio esorcistico. Il limite tra a) e B) non sempre è netto. Dal momento che la malattia è fatta spesso risalire a un influsso diabolico, si capisce come nella prassi medica l’unzione fosse considerata come un gesto idoneo a cacciare e debellare i demoni, specie nelle infermità psichiche. Anche Celso (Med III 23,3) parla dell’unzione praticata sugli ossessi. Nel Test Sal 18,34 è il demonio che parla. Di una frizione d’olio negli scongiuri parla j.M.S. 53 B, e la stessa si trova in Midr. Qoh 1,8 (9°) per guarire uno stregato. C) Un ulteriore passo avanti si ha quando all’olio si attribuisce un potere celeste che trasforma e dona la vita. : “ E il Signore disse a Michel: Vieni e togli a Enoc gli abiti terrestri e ungilo col mio buon unguento e rivestilo degli abiti della mia gloria. E Michele fece così… Ora quell’olio appariva come qualcosa ancor più brillante di una gran luce, grasso come schietta rugiada, profumato come mirra e lucente al pari dei raggi del sole. E guardai a me stesso : ero pari a uno dei suoi esseri gloriosi…” Questa unzione è la stessa che Ireneo (I 21,3) chiama.

Il valore medicinale (Lc 10,34) come pure quello medico-esorcistico dell’olio si riscontra anche nel cristianesimo , il quale trasferisce queste proprietà all’olio sacro. Cfr Act Thom 67 dove si prega Gesù che vada ad ungere quanti sono vessati dai demoni. Tertulliano (Scapul 4) parla della guarigione dell’imperatore Antonino operata da un cristiano con olio sacro. Cfr. Chrys. Hom. In Mt 32 (33),6 (M.P.G. 57,384). Palladio riferisce la guarigione di un ossesso mediante l’unzione (Hist Laus 18 è. 55 Butler). Va da sé che la stessa cosa avviene anche nella magia, come si può vedere nel grande papiro magico di Parigi (3007 s: Preis., Zaub IV).

Ma oltre a questo impiego magico-medico nel cristianesimo l’olio ne ha avuto anche uno sacramentale: a) nel battesimo di olio praticato dagli gnostici in luogo del battesimo d’acqua o insieme ad esso; b) come esorcismo prima del battesimo e in parte come dono dello Spirito Santo dopo il battesimo della Chiesa ; c) sotto forma di sacramento della morte si trova solo presso i marcosiani (Irem I 21,5) e in Eracleone (Epiph. Hae 36,2.4 ss), ma è incerto “se si tratta propriamente di un sacramento per i moribondi o di una consacrazione dei morti”. Al di fuori del cristianesimo vi sono i mandei, i quali hanno , oltre al sigillo dell’olio, l’estrema unzione per i moribondi (Lidzb. Lit 114 ss; Ginza 326 s. 591, 12 s. 28s.)

Come si concepiscono in tali riti l’uso e gli effetti dell’olio si può vedere nelle varie preghiere che li accompagnano. Si veda, per es. , la preghiera sull’olio nel ‘eucologio di Serapione di Thumuis: “… strumento per allontanare ogni malattia e debolezza, per offrire un antidoto contro qualsiasi demonio, per cacciare ogni spirito immondo, per bandire ogni spirito maligno, ogni calore e freddo di febbre e ogni debolezza, per far grazia e rimettere i peccati, per procacciare vita e redenzione, guarir l’anima e il corpo e lo spirito e dar loro quanto ad essi spetta, per procacciare forza in tutto …” Si vedano anche, a proposito del battesimo d’olio i testi di Act Thom 49: “Apostolo dell’Altissimo, donami il sigillo , affinché quel nemico non torni a volgersi contro di me”. E di Act Thom 157: “O frutto amabile più di qualsiasi altro… (frutto) sommamente pietoso , infiammato dall’impeto della parola , o virtù del legno, della quale rivestiti  gli uomini superano il loro avversario! O Gesù che coroni il vittorioso, o segnacolo e gioia degli infermi … venga la tua vittoriosa virtù e si posi sopra quest’olio, cos’ come altra volta la tua forza s’è posata sul legno ad esso affine…venga il dono col quale tu hai apostrofato i suoi nemici e li hai fatti ritirare e stramazzare, venga ad abitare in quest’olio , sul quale noi invochiamo il tuo santo nome”. Per l’unzione che procede il battesimo cfr Cyr . Cat. Myst. II 3 “… così quest’olio esorcizzato è in grado,  per l’invocazione di Dio e la preghiera , non solo di abbruciare e cancellare le tracce dei peccati, ma ancora di cacciare tutte le potenze invisibili del maligno”. Per l’estrema unzione cfr Iren 1,21,5: “affinché siano inattaccabili e invisibili per i principianti e le potestà e il loro uomo interiore prevalga sulle potenze invisibili…” . Anche per i mandei l’estrema unzione è garanzia di vittoria sulle potenze ultraterrene e di possesso  dei beni celesti come mostra Lidzb., ginza 326 s Cfr anche Lidzb Liturg 35 ss a proposito dell’olio del battesimo.

Nel Nuovo testamento l’unzione è un atto medico-esorcistico che si compie sugli infermi. In Mc 6,13 gli Apostoli guariscono e insieme predicano la penitenza e cacciano i demoni in quanto sono messaggeri e portatori del regno di Dio che ormai è iniziato. In Iac 5,14 lo stesso gesto di valore medico-esorcistico è compiuto dai ministri della Chiesa e, in corrispondenza alla salvezza che in Mc 6,13 rende atti al regno di Dio, arreca a chi è nella Chiesa la sanità del corpo e dell’anima, cioè la remissione dei peccati. Oltre a ciò Iac 5,14 delinea anche il compimento del rito. Veniamo così a sapere che l’unzione si fa con la invocazione del nome del Signore ed è accompagnata dalla preghiera,  che opera la salute e il perdono. In effetti qui l’olio appare come la materia di un sacramento.

Il segno di natura medico –esorcista fatto sugli infermi tra i cattolici di rito greco è divenuto l’unzione degli infermi detta eukelaion, mentre nella Chiesa Romana ha preso il nome di estrema unzione. Alla extrema unctio o sacramentum exeuntium si è giunti grazie al graduale prevalere dell’idea di remissione dei peccati e alla consuetudine di compiere solo sui morenti un gesto che sempre più veniva considerato come sacramentale. Quanto al nome di extrema unctio, esso viene in uso nel sec. XII. Tentativi di una definizione teologica si hanno in Ugo da San Vittore e in Pier Lombardo. La natura sacramentale dell’atto viene sanzionata da Eugenio IV nel Conmcilio di Firenze del 1439. Il tridentino  (Sess. XIV 1) dichiara che l’estrema unzione è il sacramento – “insinuato” in Mc 6,13 e “promulgato” da Iac 5,14 – che toglie i residui del peccato , corrobora l’anima e insieme , in date circostanze, favorisce pure la guarigione fisica.

  1. Ignazio (Eph 17, 1) usa il verbo aleifestai in senso traslato in un’esegesi pneumatica di Mc 14,3 ss, Il muron è la vera gnosi, con la quale dobbiamo “ungerci”, se volgiamo che il suo “profumo” ci porti all’immortalità. In alcuni passi paralleli oltre che in Clemente Al. (Paed II 8,61), in luogo di alefestai compare mrrizein o Criein. Anche in Act Thom. Alef è usato variamente: in 27 a proposito del “sigillo” sacramentale in senso proprio, in 67 è un rimedio salutare contro certe “malattie” (possessione); in 25 si legge : “portali nel tuo gregge (col battesimo, con l’unzione).
  2. Schlier

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