Agnos o puro, innocente, in senso più ristretto casto.

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Agnos o puro, innocente, in senso più ristretto casto.

 

Agnos è, come aghios, un aggettivo verbale di adonai e significa fondamentalmente ciò che suscita un timore religioso. La parola è connessa etimologicamente con il scr. Yai= venerare, sacrificare, mentre non è in nessun modo collegata con il latino sacer.

Agnos indica propriamente il tabù perciò il luogo di culto è agnos; è epiteto degli dei, specialmente di quella della vendetta (cfr Hom. , Od.XIX, 386: Perseforme). Ma oscuratosi ben presto questo significato originario, l’aggettivo passa a indicare semplicemente ciò che è in rapporto con la divinità. Agnos significa allora ciò che è ritualmente puro, ossia indica per negazione quello che il sinonimo dixaios definisce positivamente: l’assenza dell’impurità determinata dallo spargimento di sangue, dal contatto coi cadaveri e – secondo la mentalità primitiva – dai rapporti sessuali. Di qui è facile il passaggio al significato di casto. Mentre originariamente indicava una condizione cultuale puramente esteriore, al termine della sua evoluzione semantica agnos passa ad indicare una qualità tutta interiore ed etica, ossia ciò che è moralmente irreprensibile. L’aggettivo è erciò di uso frequentissimo nell’ellenismo. Nel linguaggio amministrativo della poleis agnos indica l’esercizio irreprensibile di una carica.

I LXX per indicare la purità cultuale usano di solito l’aggettivo xatapos (Lev 11,32; 12,7). Agnos, puro, si trova invece solo undici volte (come tradurre di zkh e tahor) in riferimento: ad oggetti del culto (2 Mach 13,8), alle parole divine (Prov 15,26), a disposizioni interiori (Prov 20,9), alla castità (4 Mach 18,7).

Anche nel N.T. agnos ha scarsa importanza. Manca nei Sinottici, nella lettera agli ebrei  e nell’Apocalisse, mentre lo usano con maggiore frequenza le lettere pastorali e cattoliche, che si distinguono dagli altri scritti neotestamentari per il più spiccato carattere ellenistico della loro lingua. Nel N.T. agnos non indica mai la purità cultuale esteriore bensì:

  • La purità morale completa e assoluta; in questo senso l’aggettivo è riferito a Cristo in Io 3,3. Può indicare inoltre il requisito principale di un pastore della Chiesa (1Tim 5,22; Tit 2,5); la condotta morale ineccepibile delle donne cristiane (1 Petr 3,2), la sapienza suprema che aborre da ogni parzialità e ipocrisia (Iac 3,17). In Phil 4,8 agnos si trova accanto dicaios per indicare un ideale di perfezione morale. In Phil 1,17 agnos sembra alludere, come nelle iscrizioni onorifiche greche, all’assolvimento leale e irreprensibile di un compito;
  • Innocente in un determinato affare 2 Co 7,11
  • In senso più ristretto casto; 2 Cor 11,2, dove la castità esprime l’ultima e incondizionata offerta della propria persona a Cristo (11,3)

 

 

 

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